La figlia unica di Guadalupe Nettel, La Nuova Frontiera
Una storia di donne.
Grandi, ciascuna a modo suo.
Ognuna di fronte alla vita e alle grandi scelte, le grandi questioni.Essere donna, l’idea di maternità.
La ricerca di un figlio.
Il rifiuto di obbedire all’idea imposta di una realizzazione femminile sono attraverso il diventare madre.
Due giovani donne si incontrano a Parigi, diventano grandi amiche. Progettano il loro futuro, sono simili, vicine.
Ritornano nel loro paese d’origine, sullo sfondo una realtà di violenza e quotidiani femminicidi.
L’orologio biologico ticchetta e Alina e Laura fanno scelte agli antipodi.
L’una insegue l’idea di diventare madre a tutti i costi, l’altra sceglie consapevolmente di non esserlo mai.
Ma poi la vita spariglia le carte.
Laura si scopre materna avvicinandosi ad un bambino traumatizzato da un padre violento.
Alina affronta il dramma di una gravidanza in cui la bimba che porta in grembo probabilmente non vivrà, portatrice di una anomalia genetica incompatibile con la vita.
Ma in questo racconto così commovente da diventare pagina dopo pagina struggente, assistiamo a una serie di colpi di scena.
La figlia unica, la vera protagonista del romanzo, Inès, la neonata nata per venire al mondo e morire al primo respiro, resiste incredibilmente, a dispetto delle previsioni nefaste dei medici.
Come se la forza della vita in lei fosse più forte di qualsiasi pronostico, di qualsiasi logica razionale.
Alla fine di queste pagine rivediamo le nostre donne calate ciascuna in una nuova realtà, ritrovarsi dopo essere cadute e esser riuscite a rialzarsi, permeate di una nuova energia, di un senso di sollievo, il flusso della vita che scorre in loro, una luce di speranza, un accenno di sorriso.
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