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Showing posts from March, 2026

Le Signore della notte, Natalia

  Natalia ha 23 anni, è orfana. Viene da Charkiv in Ucraina. Ha deciso di lasciare i parenti e i fratelli per sfuggire all’orrore della guerra che al confine con la Russia colpisce duro e uccide ormai da più di quattro anni. L’ho conosciuta una settimana fa, seduta nella poltrona che c’è subito fuori la sala. Era in lacrime perché pensava l’avessero assegnata ad uno studentato, ad un ostello e invece si è ritrovata in mezzo a tante altre donne, nessuna privacy, nessuna certezza, solo quella di poter passare la notte al caldo, al riparo dalle intemperie e soprattutto dalla brutalità di una città. E quando mi mostra le cicatrici di tagli sulle braccia mi viene da pensare che forse se le sia autoinflitte, un modo per liberare tutto il dolore che ha dentro sentendo dolore, lasciando uscire in questo modo perverso e atroce tutto il disagio, la paura di cadere da quella corda tesa sull’abisso sulla quale è un attimo perdere l’equilibrio. Mi racconta tutta una serie di episodi viole...

Le Signore della notte, Noor

  Sono le sette di mattina di una domenica di pioggia, fa freddo, anche se la luce chiara annuncia la primavera. Ho passato la notte al piano freddo. Piove forte, e la città è completamente deserta. Alla fermata che da via Pezzotti conduce in centro la vedo, per la prima volta sola, senza la sua amica affianco. Forse, penso, perché Natalia stamattina aveva la febbre alta e sarà riuscita a ripararsi all’asciutto, spero in un posto caldo. E’ molto bella, Noor, di una bellezza pulita e innocente e oggi in jeans, giubbino di finta pelle e scarpe da ginnastica mi ricorda mia figlia, entrambe hanno lo stesso profumo che sa di vaniglia e caramello. Noor però ha i capelli più dritti e prima di uscire va in bagno a passarsi la piastra. Ci tiene ad essere in ordine e stamattina quando l’ho aiutata a rimettere le sue cose in valigia mi ha sorriso. Un mondo in quel sorriso di bambina. Noor è tunisina ed è scappata dal suo paese, dalla sua famiglia, per sfuggire ad un matrimonio...

Non scrivere di me, di Veronica Raimo, Einaudi, 2026

S. ha 35 anni e un brillante futuro alle spalle. S. è vittima di un amore tossico, un'ossessione di cui dopo anni è ancora prigioniera:  un'idea d'amore e dedizione assoluti dai quali è ancora soggiogata. Per questo ha smesso di vivere, ha rinunciato a se stessa, alle proprie ambizioni,  a un amore vero, reale. A un'esistenza in cui esprimere il proprio talento. A uno sguardo sul domani. Per S. tutto si è fermato dentro quella stanza d'albergo dove tanti anni prima LUI l'ha stuprata con inaudita violenza. S. ha conservato tutto di quel pomeriggio, i jeans blu e la maglietta verde smeraldo, la locandina del SUO film con il SUO autografo, e, sopra ogni cosa, la sè viva, lì dentro, in quella stanza. S. fugge da una vita piena di promesse, bloccando i suoi sentimenti, fermando il battito del suo cuore,  cominciando una nuova vita senza vita. Lontano da tutto, tutti, soprattutto da se stessa. Poi un giorno, per caso, scopre che LUI è morto, suicida. A quel punto, sol...