Quando le gru volano a sud, Lisa Ridzen, Neri Pozza 2026
Un monologo interiore di un uomo che sa di essere alla fine della propria vita.
Antichi e recenti ricordi riaffiorano, mescolati, parti di un unico, tortuoso cammino.
Un lento, consapevole distacco da tutto, la moglie, compagna e amore di una vita, il figlio a cui immaginare di sussurrare parole mai dette per non averne mai avuto il coraggio.
Il cane, l'ultimo legame affettuoso, presenza che dà calore, che lo tiene vivo.
Morire è scendere una scala, gradino dopo gradino, a volte con lentezza infinita, a volte rotolando precipitosamente.
Sono stata accanto a mio padre per lunghi mesi, in un tempo lento, ma inesorabile, quello della sofferenza che preannuncia la morte.
Ogni giorno, impercettibili cambiamenti, inavvertiti dagli altri, un spina di rovo che ti punge seguendo un sentiero mai percorso.
Il sapere entrambi che il tempo rimasto si è fatto limitato, si contano i mesi, poi le settimane, i giorni.
Le ore di vigile presenza si fanno di colpo più rarefatte, momenti di intimità rara e preziosa.
Affiorano le frasi mai dette, i ruoli si invertono, lui un giorno diventa il neonato da curare, vegliare, controllare, cambiare, nutrire.
La vita passata scorre nella sua mente e talvolta si fa racconto. Lucciole al calar della sera.
Poi all'improvviso tutto precipita.
Il vaso cade, una caduta lenta, va in mille pezzi, restano solo dei cocci, da rimettere insieme con pazienza, in una nuova, diversa condizione di solitudine.
E da quel momento, da quell'immagine fissa e indelebile nella mia mente, sarà sempre così, la muta, disperata ricerca del tassello mancante, della scheggia perduta nel nostro rapporto.
Sono passati quasi quattro anni ormai, ma spesso mi ritrovo lì, inginocchiata sul tuo pavimento alla ricerca di quell'invisibile frammento, quel legame tra noi, solo immaginato, solo sognato.
Mi manchi papà.
SEMPRE.
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